A tutta biro

di Giuseppe Palladino

 

In margine ad una dibattuta domanda.

Non ho mai avuto molta 'corrispondance' con i preti e nemmeno la religione cattolica mi ha destato afflati mistici. Forse oggi sentirei il bisogno di credere intensamente in Dio, ma il mio rapporto col Padreterno è piuttosto burrascoso.

Né mai qualcuno, in particolar modo i preti, ha mai cercato di conciliarmi con l'ortodossia. Anzi, a pensarci bene, i preti e i parapreti hanno sempre esercitato su di me un effetto centrifugo alla religione cattolica.

Adesso non frequente più chiese e non vado più a messe; invece alle scuole elementari un'insegnante, che così credeva di guadagnarsi il Paradiso, ci imponeva la messa, la comunione e il catechismo domenicale. Con i trasgressori dei precetti la resa dei conti avveniva il lunedì. Non ricordo con particolare piacere la maestra. Ricordate “la cara maestra” di Luigi Tenco?

Alle scuole medie solita solfa. Ennesima ora di catechismo ad opera di un prete assai temuto che, quella volta che in Chiesa mi distrassi un attimo, mi affibbiò un ceffone: un episodio che ricordo con alquanto disgusto.

Alle scuole superiori, poi, l'ora di religione era tenuta da un prete rubicondo e gioviale che sapeva bene quanto i nostri interessi soprattutto erano lontani dal suo insegnamento.

Morale: un'ora fatta trascorrere con tacito e reciproco accordo.

Non sono un mangiapreti, ma se l'ora di religione si risolvesse ancora, come un tempo, in sessanta minuti di catechismo o di disimpegno totale, sarebbe meglio farne a meno. Rammento però un'ora di religione vera, al liceo: fu un'esperienza intensissima, con un uomo, mons. Forzoni, vescovo, del quale tutti avevano il più grande rispetto e che per tanti che lo conobbero è arrivato ormai nella leggenda.

* * *

Ho avuto modo di conoscere molti preti, monaci, frati, ed anche ecclesiastici di rango. Molti di loro più avevano dimestichezza col mondo finanziario che col tabernacolo, molto più attaccamento alle 'azioni' che a quelle buone. Mi sovvengono, tuttavia, senza ricorrere ai miti della mia generazione (Milani, Torres, Camara, e così via), alcuni esempi di uomini e di magistero: valga per tutti citare mons. Sepinski (non giuro sulla esatta grafia), che era stato, fra l'altro, Superiore Generale dei Francescani e che incontravo più volte al giorno nell'ascensore dell'Istituto di Napoli dove per alcuni anni ho vissuto e dove egli, in assoluta povertà , ha chiuso la sua parentesi terrena. Uomo di assoluta integrità morale ed intellettuale.

Non dimentico certo Genesio Baffigi che quasi vent'anni or sono, abbandonando la vita di mare, si fece prete. Si distingueva per ignoranza (almeno così dicevano i suoi superiori), ma a fronte dei suoi colleghi seminaristi più addottorati brillava di quella luce che, pare, solo la Fede può osare.

 

Quell'aula sorda e grigia

So che alcuni amici socialisti di Brienza si adoperano, avvicinando altre forze politiche, per creare un'alternativa alla guida amministrativa del paese.

Non condivido, pur considerando la loro buona fede, il modo di procedere. Credo infatti che non sia più tempo di impegnare i partiti tradizionali, ma penso sia più opportuna la ricerca di personalità capaci di ribaltare l'attuale maniera di gestire la cosa pubblica. Brienza ha sempre avuto, nel secondo dopoguerra, dei pessimi amministratori.

Ricordo parecchi consigli comunali del dopoguerra: squallore e sempre più squallore.

Vi è stato immancabilmente uno che ha menato la danza; gli altri ricordo li a sonnecchiare, in ogni caso a reggere assai male la comparsata. L'aula consiliare è così diventata “sorda e grigia”, lontana da ogni idea di rappresentatività.

Certamente Brienza meriterebbe il migliore ordinamento. Ma tant'è.