La situazione ad Isca-Pantanelle
"DE PROFUNDIS" PER UN'AREA INDUSTRIALE
Di Dino Collazzo
A circa nove ami dal terremoto e dopo otto anni dall'entrata in vigore della legge n° 219 che intese, con bontà di intenti apprezzabile, coniugare nelle zone disastrate la ricostruzione ad un’ampia e penetrante opera di industrializzazione, qual è il grado di consistenza raggiunto nella realizzazione di quanto programmato? Che esistano ritardi e sprechi appare visibile a tutti. Ma resta da vedere a che cosa siano essi attribuibili e quanto tale situazione incida negativamente sui conti dello Stato. E bisognerà anche chiedersi quanto c'è da attendere per vedere finalmente funzionare a regime tutte le aziende che hanno ottenuto i finanziamenti procurati dalla legge.
A queste e ad altre domande tenterà di rispondere Vertigo con un’inchiesta articolata lungo diverse tappe, concentrando la sua analisi sull'area di Isca-Pantanelle pur non trascurando, per opportuni confronti e riferimenti, lo stato delle altre otto aree d’insediamento della Basilicata.
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La questione appare ormai come un vero e proprio 'caso' nazionale: ma di quelle tristi vicende che all'estero dicono con disprezzo “all'italiana" e che, in periodi di minor disimpegno civile, avrebbe fatto gridare allo scandalo. In un'analisi puntuale e circostanziata il "Sole-24 Ore", nello scorso mese di aprile, ha affrontato l’argomento con la consueta pertinenza facendone apparire in tutta la paradossalità gli aspetti più inquietanti.
Pare necessario, ai fini di una migliore comprensione dei fatti fare riferimento ad alcuni dati. L’intera operazione (in Basilicata e Campania) è costata la bellezza di 1.200 miliardi per contributi alle imprese e 2156 miliardi per infrastrutture. questi ultimi sono però, col passare degli anni, divenuti insufficienti tanto che recentemente è stata avanzata la proposta di stanziare altri 2.073 miliardi. Tutto per la creazione di venti nuclei che oggi, con realismo forse tardivo, anche alcuni politici riconoscono essere troppi se visti in relazione all’area interessata (cfr. intervista all'on. Angelo Sanza, allora sottosegretario agli interventi straordinari per il Mezzogiorno, sul "Sole-24 Ore" di mercoledì 6 aprile '88).
Ciò che sembra però aver maggiormente sorpreso gli inviati del giornale della Confindustria resta la totale miopia che gli amministratori hanno palesato nella scelta dei sedimi dei nuclei (operata dalle Regioni su indicazione delle Comunità Montane): emblematico, manco a farlo apposta, pare proprio il caso di Isca-Pantanelle, tristemente isolata dalla mancanza di arterie di collegamento in una delle zone più impervie della regione (tanto da risultare oggettivamente difficile agli inviati individuarne la localizzazione e ancor più di raggiungerla) e senza un minimo di infrastrutture primarie.
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Isca-Pantanelle è costata di sole infrastrutture 17 miliardi e 156 milioni. La cifra non deve spaventare se si considera che è quella inferiore (escluse le aree di Tito e di Viggiano, già però avviate in precedenza) fra tutti i nuclei e ove si confronti con i 55 miliardi di Balvano e i 49 di Baragiano. I lavori di infrastrutturazione, iniziati nell’aprile dell’83, sono stati portati a termine nel luglio dell’86. L’area si estende per più di 23 ettari lordi, che diventano al netto meno di 13 (il 55% dell’intera superficie con un rapporto di 1=1,8 che è il più alto tra tutte le aree, a testimonianza delle difficoltà di insediamento intrinseche alla zona; Tito, ad es. gode dell’88,3% di superficie netta con un rapporto di 1=1,13). Dispone di quattro lotti, di cui tre già assegnati, con un totale a regime di 144 posti di lavoro. Spaventa invece il fatto che, se ai 17 miliardi di infrastrutturazione aggiungiamo i 45 miliardi e 628 milioni che costerà la bretella di collegamento con la Tito-Brienza (anch’essa in fase di realizzazione) con un costo di circa 6 miliardi a km., ricaviamo che ognuno dei 144 posti di lavoro assorbirà 436 milioni di stanziamento, con un rapporto tre volte superiore a quello considerato normale per le aree a media industrializzazione (1:150 milioni).
Il rapporto diviene persino allarmante ove si considerino i contributi da erogare alle aziende ammesse, ammontante ad un totale di 27 miliardi e 933 milioni: parliamo con ciò di 630 milioni per posto di lavoro, più di quattro volte superiore al normale.
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Le aziende ammesse a contributo sono per ora tre: la Stasi (3,333 miliardi i contributo per un investimento di 5,449 miliardi), la Resin-Sud (1,428 su 2,323) e la Sotegea (23,123 su 32,455). Di esse la sola Resin-Sud (produzione di manufatti in resine poliestere rinforzati in fibra di vetro)ha iniziato, completandoli, i lavori di costruzione dell’impianto, ma non ha ancora (ad un anno dal completamento) avviato la produzione. Occuperà 15 unità, contro le 51 della Stadi e le 78 della Sotegea (per la quale esistono però gli ulteriori problemi che si vedranno).
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ISCA - PANTANELLE Costo complessivo dell'area: 17 MILIARDI e 156 MILIONI Inizio lavori: APRILE '83 Fine lavori: LUGLIO '86
LOTTI n° 4 POSTI DI LAVORO n° 144 (a regime) Contributi alle imprese: 27 MILIARDI E 933 MILIONI Aziende ammesse a contributo: RESIN-SUD SOTEGEA |
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Ogni buona intenzione, quindi, è costretta a fare i conti con una situazione che violenta senza mezzi termini ogni più elementare criterio di economicità: il proliferare dei costi in coincidenza con la mancanza di strade necessarie per il trasporto delle materie prime e del prodotto finito.
Obiettivamente, chi sarebbe disposto a investire a queste condizioni una sola lira in questo “punto nero sperso fra Sant’Angelo le Fratte, Torre Satriano, Savoia, Satriano di Lucania”? In questa “isola deserta in cui i 17 miliardi finora investiti potrebbero aver prodotto una (…) possibile necropoli”?
Il disagio infatti aumenta ove si consideri che la bretella di collegamento con la Tito-Brienza non risolverà granché i problemi fino a quando anche quest’ultima non sarà ultimata (con comprensibili timori che nascono dal doversi ancora progettare una galleria in corrispondenza della Torre di Satriano e decidere il tracciato in coincidenza dell’abitato di Brienza) e che il collegamento autostradale con la SA-RC ancora deve essere inserito nel piano triennale dell’ANAS.
Come se non bastasse, a rendere più movimentato il finale di questa assurda sceneggiata concorre l’inestricabile vicenda della Sotega (società collegata alla Midas proteins company, geal and ingros). La cosa è abbastanza nota: l’azienda chiede l’insediamento nel nucleo per produrre “materiale genetico suino ad avanzata tecnologia”, incontrando in un primo momento le resistenze della Regione Basilicata. A seguito di alcune precisazioni, volte a chiarire che l’iniziativa non sarebbe rivolta all’ingrassamento dei maiali ma alla sola riproduzione, la Regione si adegua. Chi invece continua a non starci è l’amministrazione comunale di Sant’Angelo le Fratte che, con iniziative anche spettacolari, è riuscita (per ora?) a bloccare l’insediamento, ritenuto inquinante.
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Ognuno vede che c’è materia per discutere a josa. Tranne a voler concludere, sconsolatamente, che “anche senza voler recitare de profundis prematuri, non si può negare che per Isca-Pantanelle la sorte sia stata effettivamente poco bonaria”. Chi se la sentirebbe di non sottoscrivere tale osservazione? Forse nemmeno l’on. Sanza che avrà pensato, nel corso della citata intervista, proprio ad Isca come qd uno di quegli insediamenti “di troppo” o comunque di troppo scarsa lungimiranza.
Come fece, bontà sua, un noto esponente politico lucano nel corso dell’ultima campagna elettorale, concludendo però, in buona sostanza, col parafrasare quel famoso adagio inglese: “Isca è morta. Evviva Isca!”.