L'importanza dell'ape nella catena ecologica e nella produzione agricola
Nel mondo delle api
di Giuseppe Romano ***
Sono più di 4.500 anni che l'uomo alleva le api per utilizzare il miele e la cera. La più antica testimonianza è un bassorilievo egizio, forse del 2.400 a. C., raffigurante un apicoltore che affumica un alveare e uomini che filtrano, versano e richiudono il miele in vasi di terracotta. Fin dall'antichità l'ape ha destato il più grande interesse degli studiosi e dei poeti, tra i quali Plinio il Vecchio e Virgilio: "Ti canterò il celeste dono dell'aereo miele... spettacoli portentosi di cose lievi... i magnanimi duci, le costumanze, le diligenti fatiche di tutta una tribù e popoli e lotte io canterò" /dalle Georgiche, Libro IV). Ed ancora Esiodo (800 a. C.) in "Le opere e i Giorni" e Aristotele in "La storia degli animali". Nel '600 il Rucellai scrisse con uguale passione un poemetto "Le Api". Altri ancora in tutto il mondo in ogni tempo restano affascinati dalle meraviglie che Dio opera attraverso l'ape. Fra gli studiosi dell'epoca citiamo per la loro particolare competenza Montagnano, Zappi Recordati, Perret-Maisonuve, d. Giacomo Angeleri, Caillais, Vidano, il premio Nobel Karl von Frich ed altri ancora.
I nostri antenati nella loro perenne ricerca di cibo per molto tempo saccheggiarono i nidi costruiti nelle fessure delle rocce o negli alberi cavi, solo successivamente capirono che era possibile allevare api. Molto probabilmente le prime arnie furono tronchi d'albero, successivamente si passò a quelle di paglia intrecciata. Vennero utilizzati anche barili di legno usati per il vino. Ancora oggi si possono trovare alveari di questo genere detti bagni rustici, tenuti più che per praticità per dare un tocco di tradizione all'apiario rivangando nella mente dell'apicoltore vecchi ricordi, atmosfere del passato quando si usava affumicare le api con lo zolfo provocandone la morte per asfissia e quindi prelevando il miele tramite la torchiatura dei favi. Lo sviluppo della tecnica apistica cominciò soltanto nel '500 quando gli scienziati studiarono la vita degli imenotteri, e gli allevatori pensarono di trovare metodi più adatti all'estrazione del miele senza danneggiare o uccidere le api.
Dal 1650 al 1850 si diede avvio alla costruzione di vari modelli di arnia a favo mobile , che in breve tempo fece il giro del mondo e che divenne la base per lo sviluppo degli allevamenti di api, la produzione di miele e dei prodotti dell'alveare.
Ma l'aspetto principale dell'allevamento delle api è in realtà l'impollinazione, azione ingiustamente trascurata. Nell'ambiente che ci circonda i diversi componenti climatici, animali, vegetali, sono strettamente collegati a formare un insieme che si mantiene in un equilibrio dinamico; singole modificazioni comportano una variazione di questo equilibrio.
Nella conservazione dell'ambiente, l'ape mellifica rappresenta un anello non trascurabile. La lotta a quei parassiti che distruggono ogni anno il lavoro e le risorse di tanti contadini è senza dubbio legittima, ma per ottenere la loro distruzione tramite i fitofarmaci abbiamo intaccato quegli elementi indispensabili sia alla vita degli insetti che alla nostra. La relazione fra api e ambiente è molto stretta: attraverso la raccolta di nettare, polline, propoli e soprattutto acqua si esplicano infiniti prelievi che le api compiono in una vastissima area di territorio. Con il loro lavoro si espongono a tutte le eventuali fonti di intossicazione presenti nell'ambiente, costituendo un vero e proprio termometro che ci informa sulla salute del territorio che frequentano. Sono in corso interessanti indagini volte ad utilizzare l'ape come test di inquinamento ambientale. Dal canto loro le api contrappongono alle offese dell'ambiente ottimi meccanismi di difesa. Se le sorgenti alimentari sono inquinate, le bottinatrici muoiono lontano da casa non coinvolgendo il loro alveare. Alle api purtroppo è dato di condividere l'ambiente con l'uomo; questa convivenza non è delle più facili e richiede spiccati requisiti di adattabilità. I profondi cambiamenti degli ultimi anni ha messo a dura prova questa capacità che seppure abbia dimostrato momenti di crisi si mantiene eccellente. L'ape è quindi una vera specialista dell'impollinazione. Pronube per natura, è legata ai fiori da necessità vitali, poiché sui fiori trova polline e nettare per il suo nutrimento. La superiorità dell'apis mellifica sta nelle sue qualità anatomiche e biologiche, nel suo numero, nella possibilità di essere trasportata ovunque serva la sua opera impollinatrice.
Fra le piante entomofile circa il 73% è debitrice all'apis mellifica, mentre nel settore delle piante coltivate la percentuale sale all'85-90%. Oggi la frutticoltura intensiva è inconcepibile senza le api: basta trasportare nel frutteto pochi alveari nel periodo della fioritura per ottenere raccolti qualitativamente superiori in alcuni casi dell'800-900%, non dimenticando che durante tale periodo è assolutamente vietato usare antiparassitari sulle colture in fiore.
L'apicoltura, nel nostro paese, concorre secondo una stima del Ministero dell'Agricoltura, alla produzione dai 2000 ai 2500 miliardi corrispondente al valore dei prodotti che non si otterrebbero senza la presenza dell'ape, senza contare la grande importanza che il nostro insetto ha nella catena ecologica per l'impollinazione di piante spontanee concorrendo al mantenimento della flora.
Non dobbiamo dimenticare che la nostra sopravvivenza è legata, come quella di tutti gli animali, al mondo vegetale e alle sue funzioni, che costituiscono l'ambiente circostante di cui è nota a tutti l'importanza, grazie alla recente divulgazione delle scienze ecologiche.
Nota - L'impollinazione
La legge generale che regola l'impollinazione è la tendenza in natura a d evitare l'autofecondazione, paragonabile, per gli animali, alla consanguineità. Anche se molti vegetali sono ermafroditi, difficilmente essi generano per autofecondazione (autogamia). Perché la discendenza possa assicurarsi maggiori possibilità di sopravvivenza è necessaria l'eterogamia, cioè la fecondazione incrociata, che presuppone elementi germinali di piante diverse. Quindi l'incontro di patrimoni genetici diversi è un fattore che aumenta la quantità, qualità, fertilità e resistenza superiori alla discendenza. Infine fiori e insetti rappresentano il più noto rapporto di mutualità esistente nel regno animale e vegetale. Migliaia di anni di evoluzione hanno adattato gli uni agli altri. Se il colore, l'eleganza, la fragranza dei fiori ci attraggono, essi non sono in realtà concepiti per rappresentare i nostri sentimenti bensì per attrarre gli insetti pronubi consentendo ad entrambi di trarne beneficio.
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