Un salto in edicola? Roba da Eroi!

Un microsondaggio svolto in alcuni paesi della Val D'agri La dice lunga sul rapporto della gente con l’informazione scritta – conclusione: quanto e' dura la cultura (foss’anche a dispense)!

   Non ho l'abitudine di leggere il giornale, e mi rendo conto di sbagliare, ma se dovessi comprarlo tutti i giorni solo per leggere i titoli o per poi "sbandierarlo" sotto il braccio, con la testata in bella vista, sbaglierei di più. Leggere per informarsi, per discutere, per confrontarsi su dati acquisiti e non "per sentito dire" è evoluzione “di specie". Un popolo informato (con tutti gli eventuali pregiudizi oggettivi e soggettivi) è un popolo cosciente e l'informazione, essendo conoscenza, è "sapere“.

   Ma per informazione non intendo solo cronaca, perché la cronaca tanto ha ragione di essere se rappresenta un momento di riflessione e non di scandalo. Riesce ad avere un suo effetto positivo se è elemento di analisi, se cioè riporta un fatto dal quale partire per analizzare un fenomeno, e non un fatto che sia fine a se stesso, che può solo gratificare il lettore facendolo sentire "molto per bene" perché lui quelle cose non le fa.

  Però la cronaca rappresenta il centro di interesse delle nostre letture, forse perché è proprio quella che manca nella nostra quotidianità: devo confessare che se mi capita sott'occhio (sul giornale del collega d'ufficio o sul foglio con il quale il tabaccaio ha incartato le mie pile per il registratore) qualche articolo di cronaca nera anche di qualche mese prima, non disdegno dall'erudirmi sul numero preciso - chessò? - delle coltellate con le quali è stato consumato. . . l'uxoricidio dell’anno.

   Cronaca: rosa, nera, calcistica, televisiva... ma cronaca. Sia essa pettegolezzo: nozze, nascite, tradimenti, tresche, indiscrezioni, figli, età; pignolerie: il numero dei capitomboli. dei palleggi, delle spinte date e ricevute, dei tiri di esterno, di interno, di collo, di stinco, di pelo del pelo del piede sinistro sul pelo della traversa; disgrazia: tante vittime e dispersi... però meno di... o quasi quanto, raccontate a "pennellat e" di: orribile, raccapricciante, spappolato, disintegrato, squartato!; concentrato di tristi eventi: "figlio picchiato a sangue", "neonato nella spazzatura","Vl0LENTATA!!!I", "oscuro incesto", "neonato in lavatrice" oppure "Padre folle uccide una moglie, nove figli, sette nipoti, due prozie, una nonna e  settantotto anatre di passaggio!".

   Ma a che pro?

   Ve le immaginate voi le pagine che titolano: “governo consolidato da più di quattro ami" oppure "Domani festeggiamenti per il secondo centenario del disarmo mondiale" o anche "Lira forte da m triennio"? Tutto diventerebbe squallido come la provincia, dove non succede mai niente. Perché, diciamoci la verità: io il giornale l'ho comprato quando a Sabra e Chatila hanno massacrato duemila persone in ma notte, quando Gheddafi ha bombardato Lampedusa, quando è "saltata" Chernobyl e quando la Borsa ha avuto il crollo vertiginoso. E mi sono comportato peggio che se avessi letto tutte le settimane 'Cronaca vera'. Perché? Perché se avessi letto più spesso 'avrei saputo che di "Sabra e Chatila" se ne consumano ogni giorno in quella terra di nessuno che si chiara Libano; che i crolli di Borsa sono quasi sempre pilotati dalle mega-finanziarie: che prima di Chernobyl c’è stata Three Mile lsland e chissà quante altre centrali delle quali non abbiano saputo; e che la politica internazionale di Gheddafi non ha grandi caratteristiche di intellegibilità.

   Non so se sono riuscito ad introdurre validamente i "numeri" che seguono ma restano comunque poco confortanti, tanto da farmi consigliare a NOI di leggere di più ed alla redazione di questo giornale di risparmiarsi la fatica e il tempo, pur sapendo che i miei consigli non riusciranno né a convincere NOI né a dissuadere loro.

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